Disagio giovanile
Guardando un reportage televisivo mi sono ritrovato a meditare sul tema del disagio giovanile che in questi ultimi decenni sembra essere divenuto sempre più grave.
Quando il disagio giovanile scaturisce da problematiche familiari le cause sono fin troppo evidenti. Purtroppo però tali difficoltà si verificano anche nelle cosiddette famiglie "normali", quelle cioè che seguono i propri figli e cercano di mantenere un dialogo costante con loro.
È evidente quindi che oggi il disagio è generalizzato e nessuno può sentirsi esentato dall'affrontare questa problematica all'interno della propria famiglia.
Può essere quindi
concreta la possibilità che qualche elemento estraneo (droga, satanismo,
ecc) si inserisca nella vita di alcuni giovani, i quali forse si
lasciano attrarre da queste deviazioni perché tentano disperatamente di
colmare il vuoto che avvertono dentro di se.Rimango sconcertato, ascoltando in TV le risposte di alcuni ragazzi e ragazze di 14/16 anni che mettono al primo posto la ricerca del successo possibilmente televisivo e della fama, ritenendo così di poter emergere dalla massa e sentirsi unici.
Sembra che, in mancanza di altri valori, la cosa più importante per alcuni di loro sia apparire, essere visibili, in pratica uscire dall'anonimato, utilizzando anche scorciatoie che gli evitino per esempio di studiare, lavorare oppure affrontare un concorso, l'importante è riuscire ad essere ricordati per qualche tempo.
Non hanno l'ambizione di somigliare a personaggi come Mozart, Einstein, Leonardo da Vinci o Madre Teresa di Calcutta, ma si contentano di diventare, prima o poi, almeno delle "veline" o dei "costantini"; questi sono i modelli che vengono quotidianamente proposti, poco importa se l'anima geme perché questi pseudo-valori non potranno mai soddisfare la loro sete interiore.
Le paure che sconvolgo le nuove generazioni sono tante, ma forse quello che angoscia di più è sentirsi senza un futuro, se a questo si aggiunge che molti concepiscono solo l'esistenza della vita terrena è comprensibile la disperazione di chi non riuscirà mai a sentirsi vivo perché non ha raggiunto quelli che crede siano i veri valori.
Se tutto ruota solo intorno al proprio "ego" e alla concezione materialistica della vita, non bisogna meravigliarsi se i giovani desiderano affermarsi almeno una volta, per poter provare a se stessi di esistere, credendo altrimenti di cadere in un vuoto esistenziale incolmabile.
Se l'uomo si limita a considerare soltanto la vita terrena come l'unica possibile, escludendo la vita eterna, non può far altro che desiderare soddisfazioni materiali che possono essere facilmente raggiunte con il denaro, il successo, il potere, ed è facile cadere in queste trappole e peraltro fare qualsiasi cosa pur di raggiungere certi obbiettivi.
Invece colui che si dedica agli altri
fa meno notizia, il volontariato infatti opera nel silenzio, non si
mette in mostra, non si esalta e chi segue questa strada sente dentro di
se la vita vera, i suoi eventuali vuoti sono costantemente colmati
dall'amore delle persone che lo circondano e dall'affetto che ricevono
in cambio della disponibilità gratuita, perché come pregava San
Francesco " È nel dare che si riceve, è nel perdonare che si è
perdonati, è nel morire che si trova la vita eterna".Come l'amore e il tempo che un genitore dedica ai propri figli è in grado di farli sentire unici, a maggior ragione l'amore di Dio Padre può colmare i vuoti e le angosce della nostra anima.
I giovani perciò si aspettano delle risposte dagli adulti, non solo dai genitori ma anche e soprattutto dagli educatori, dagli insegnanti, dai catechisti e dai sacerdoti, i quali potrebbero essere gli unici in grado di avvertire, prima che sia troppo tardi, il grido di aiuto che certi giovani ci rivolgono.
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